Perchè andare dallo psicologo?

Hai mai pensato che uno psicologo potesse esserti utile, ma per qualche strana ragione non ne hai mai chiamato uno?

In questo articolo, 10 motivi per farlo!

 

1️⃣ Lo psicologo NON è per i matti.

“Da vicino nessuno è normale” sosteneva Basaglia. Le nostre emozioni, i nostri pensieri, le nostre azioni sono valutate come giuste o sbagliate in base al nostro sistema di valori e il contesto sociale e culturale di appartenenza. Talvolta, utilizziamo degli schemi di comportamento, a cui siamo abituati, che non si rivelano più efficaci in determinate situazioni e percepiamo disagio. Andare dallo psicologo significa intraprendere un percorso di rilettura dei propri schemi disfunzionali e ricercare modalità di funzionamento più efficaci.
Provare ansia, non riuscire a prendere delle decisioni, vivere esperienze stressanti, come un lutto, la fine di una relazione, la perdita del lavoro, connessi a dei vissuti emotivi intensi e prolungati tanto da generare sofferenza psicologica è molto comune.

Avere un disturbo psicologico quindi non significa essere matti, ma avere una sofferenza che interessa l’area di funzionamento della nostra mente, così come accade alle altre parti del nostro organismo.

Se si va dal medico quando si ha un mal di schiena intenso, che non diminuisce con il passare dei giorni, che ostacola le nostre attività quotidiane… perché non si può andare dallo psicologo quando si sente una tristezza intensa, che non diminuisce con il passare dei giorni, che ostacola le nostre attività quotidiane?

2️⃣ Lo psicologo NON è per i deboli.

Ma cosa vuol dire “debolezza”?
Culturalmente, c’è l’idea che lasciarsi andare ad emozioni intense o valutate come negative, quali la tristezza, sia segno di #fragilità. Di conseguenza, gli sforzi per evitare di sentire o, ancor meglio, per evitare che gli altri possano vederci tristi o addolorati, si concretizzano con un giudizio su noi stessi. La debolezza diventa quell’aggettivo che pensiamo ci possa essere attribuito dagli altri e le nostre energie sono rivolte nel mantenere un’immagine di noi quanto più “forte” possibile.

< Viviamo in un’epoca in cui si è titolati a vivere solo se perfetti. Ogni insufficienza, ogni debolezza, ogni fragilità sembra bandita. Dalla terra degli sbagliati scampano temporaneamente quelli che mentono a sé stessi costruendo corazze di perfezione, ma c’è un altro modo di mettersi in salvo, ed è costruire un’altra terra, fecondissima, la terra di coloro che sanno essere fragili.
[…]
Questi fiori [le ginestre] emanano un profumo intenso, come accade alle piante cresciute dal nulla, che dal loro fragile appiglio alla terra traggono la forza per esplodere in una bellezza che condizioni favorevoli non avrebbero prodotto. La #vita si fa bella e terribile quando lotta per vivere di più. La #bellezza nasce dai limiti, sempre. >
D’Avenia A., L’arte di essere fragili.

3️⃣ Lo psicologo NON manipola la mente.

“Ah, sei uno psicologo? Allora, dimmi qualcosa di me!”
Credere che lo psicologo possa fare delle interpretazioni dopo aver appena conosciuto una persona significa credere che lo psicologo possa leggere la mente e, di conseguenza, avere un potere su di essa. Lo psicologo non ha poteri magici…purtroppo.

Lo strumento principale utilizzato dallo psicologo è il colloquio, collocato all’interno di riferimenti metodologici che ne guidano l’articolazione e gli scopi. E’ uno strumento di conoscenza che utilizza la #parola per facilitare e sostenere il benessere e lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale delle persone.
Il colloquio tra uno psicologo e colui che lo consulta può avvenire se c’è una motivazione e un interesse autentico da parte di entrambi: è un dialogo.
Non può esistere senza la presenza consapevole dell’Altro.

4️⃣ Cambiare è possibile.

Molte persone hanno la convinzione di essere nate in un certo modo e, di conseguenza, di non poter cambiare.
L’errore è considerare l’essere umano come un’entità monolitica quando, in realtà, siamo qualcosa di più delle singole parti che ci costituiscono.
Abbiamo un #carattere, determinato delle esperienze e delle interazioni sociali, strettamente legato alla cultura e al contesto di appartenenza. Si dice “hai un buon carattere”, “un pessimo carattere”, sottolineando l’adesione ad un criterio sociale ed etico condiviso. Il carattere racchiuso in “quel che fai abitualmente”, ossia il tuo comportamento, è modificabile.
Ognuno di noi ha un #temperamento, la parte innata della personalità determinata dall’eredità genetica. È considerata come la dimensione biologica e istintiva della personalità ed è difficilmente modificabile.
Abbiamo una #costituzione, la configurazione esteriore e anatomica della persona, modificabile.
Questi tre elementi determinano la #personalità, un’organizzazione di modalità cognitive, emotive e sociali, che si delinea attraverso l’interazione di componenti biologiche, psicologiche e sociali.

Dunque, è possibile cambiare? La risposta è sì e non tutto.
Come? Accorgendoci che siamo responsabili dei nostri comportamenti e che abbiamo un potere su di essi.
Chi sostiene il contrario, tendenzialmente ha una forte #resistenza al cambiamento e i motivi potrebbero essere diversi.
Molte persone hanno scarsa consapevolezza di sé e, di conseguenza, non riescono a mettere a fuoco gli aspetti interni che creano disagio e si sentono confusi. Altre hanno paura del cambiamento in quanto implica fare delle scelte e mettersi in discussione. Alcune persone sono colte da un sentimento di sfiducia e pessimismo verso sé stessi e le proprie capacità oppure dai sensi di colpa: ci si sente inadeguati ad affrontare il cambiamento o senza il diritto di averlo. E’ possibile anche che ci siano distorsioni cognitive: ogni cosa che accade è attribuita all’esterno per cui si è convinti che siano gli altri o l’ambiente a dover cambiare.

5️⃣ Lo psicologo può capire il tuo dolore.

Ti è mai capitato di pensare che nessuno possa capire il tuo dolore? Questo tipo di credenza è, già di per sé, una convinzione che sostiene il malessere. L’idea che nessuno possa capirci implica una chiusura emotiva e sociale, che aumenta il disagio.
Una sua variante è: come può capirmi qualcuno che non ha mai vissuto il mio stesso problema?
Il lavoro dello psicologo è frutto di anni di studio, oltre che di una formazione continua obbligatoria, che permette di maturare delle competenze tecniche e teoriche tali da aiutare le persone a migliorare la propria qualità di vita.
Come un chirurgo può non aver mai subito un intervento e, allo stesso tempo, operare, così, uno psicologo, ormai professionista sanitario, può non aver mai avuto degli attacchi di panico e intervenire su di essi.
Uno degli strumenti che lo psicologo utilizza nel suo lavoro è l’ #empatia. Ma cos’è concretamente?
L’empatia è la capacità cognitiva di immaginare la prospettiva altrui e condividere uno stato emotivo, mantenendo in modo stabile la distinzione tra me e l’Altro. L’empatia è una competenza emotiva e un’abilità sociale. Designa un atteggiamento verso gli altri, caratterizzato da un impegno di comprensione e di astensione di ogni tipo di giudizio morale.

Lo psicologo può comprendere il tuo dolore, attraverso la risonanza emotiva e capacità teorico-tecniche.

6️⃣ E’ possibile risolvere i problemi concreti solo parlando!

Un gruppo di neuroscienziati di #Berkley ha scoperto che nel nostro cervello esiste una sorta di mappa semantica, un vero e proprio un atlante delle #parole!
Questa mappa del linguaggio dimostra che le parole che apprendiamo quotidianamente vengono incamerate nelle varie sezioni cerebrali in base al significato.
Le parole vengono “rappresentate” in diverse aree del nostro cervello, a seconda del #significato semantico che possono assumere in un determinato contesto, e non in base ad un semplice suono e ad una composizione ortografica.
Le parole entrano in tutta la corteccia cerebrale e non soltanto nell’emisfero sinistro.
Dunque, conosciamo il mondo perché abbiamo un cervello che processa?

Le parole hanno veri e propri #effetti sul nostro sistema cerebrale.

Lo dimostra anche Fabrizio Benedetti, università di Torino, il quale afferma che le parole e i gesti che accompagnano la somministrazione farmacologica possono influenzarne in modo negativo o positivo l’effetto.
Benedetti e il suo team di ricercatori pubblicano uno studio su Lancet Neurology dimostrando che l’efficacia di un farmaco può essere modulata dalle suggestioni verbali!
Alcuni pazienti con dolori e ansia, o con malattia di Parkinson, sono stati trattati con farmaci attivi. Prima avvertendoli, poi a loro insaputa. I farmaci si sono rivelati meno efficaci quando i pazienti erano all’oscuro del trattamento, privi di un rapporto accogliente ed empatico con il medico curante.

Il rapporto medico-paziente ha un ruolo decisivo ai fini della #guarigione.

Ancora dubbi sulla potere delle parole?

7️⃣ La psicoterapia dura quel che serve.

Una seduta psicoterapeutica dura dai 50 ai 60 minuti ed è tendenzialmente a cadenza settimanale, sebbene i tempi tra una seduta e l’altra possono variare.
Non è possibile definire a priori la #durata della terapia per alcuni semplici motivi.
Innanzitutto il cambiamento non è un processo lineare. Non è possibile tracciare una riga di demarcazione tra il periodo in cui si sta male e il periodo in cui si sta bene, attribuendo il cambiamento ad un preciso istante.
La costruzione del proprio equilibrio psicologico è continuamente in evoluzione: ottenuti dei risultati possono alternarsi stalli o regressioni.
Inoltre, vari #fattori influenzano la durata di un percorso psicoterapeutico, favorendo o ostacolando il processo di cambiamento.

– #Attesa e #cronicità: allontanare l’inizio di una terapia aumenta il rischio di una sintomatologia cronicizzata e i percorsi possono essere più lunghi rispetto a chi inizia una terapia non appena percepisce del disagio.

– #Gravità e complessità del disturbo.

– Capacità della persona di #accogliere il significato del malessere, riconoscerlo e attribuirgli un senso all’interno della sua esistenza.

– #Sostegno familiare e sociale.

– Eventi di vita (#life events): ogni persona è immersa in un contesto ambientale e culturale che ha un ruolo rilevante per ciascuno. Ciò che accade nella vita del paziente non è secondario e interagisce con i processi psicoterapici.

– #Obiettivo della terapia: è possibile che una persona chieda aiuto per porre fine, ad esempio, ai suoi attacchi di panico. Questo implica che la psicoterapia duri anche poche sedute, dal momento che spesso il sintomo regredisce molto prima che il percorso sia effettivamente terminato.
Più l’obiettivo è circoscritto su un sintomo specifico, maggiore è la possibilità che la terapia si concluda velocemente.
Ma è davvero questo ciò che la persona vuole? Il motivo che spinge alla terapia può cambiare nel tempo.
Inoltre, un cambiamento profondo e duraturo è un traguardo che necessità di lunghi periodi per essere conquistato. Rispondere esclusivamente al sintomo significa lavorare sulla superficie ed interrompere non appena esso si fa meno invadente rischia di far riaffiorare tutto in un prossimo futuro.
In questi termini non è la tecnica (psicodinamica, cognitiva, strategica, ecc.) che determina la durata della psicoterapia, ma lo è l’obiettivo.

La terapia è l’incontro tra due persone e, in quanto tali, ognuno ha delle aspettative, dei desideri, delle paure. Così come il cliente fa delle previsioni sul suo percorso, così il terapeuta immagina, più o meno, fin dove si potrebbe arrivare e propone degli obiettivi che possono non coincidere con quelli che l’altro ha portato inizialmente. Desideri e aspettative cambieranno più volte durante il percorso psicoterapeutico, modificando, di conseguenza, anche il contratto terapeutico.
La terapia può esistere solo se c’è un’#alleanza tra l’esperto e l cliente, al fine di raggiungere obiettivi concordati: non si può lavorare senza l’altro.
Il tempo della psicoterapia è un tempo negoziato a partire da una relazione, stabilirlo a priori vorrebbe dire non vedere il cliente come una persona unica, ma solo come un sintomo o un disturbo.

<Quanto tempo durerà la terapia?>
<Durerà fino a quando ne avrai giovamento e fin dove tu vorrai arrivare.>

8️⃣ Lo psicologo NON costa troppo.

Quante volte abbiamo sentito la voglia di intraprendere un percorso psicologico, ma siamo stati ostacolati dal pensiero:
ne avrei bisogno, ma non posso permettermelo, costa troppo!

Cosa fare in questi casi?

Prima cosa da sapere: è possibile afferire al Sistema Sanitario #pubblico. Come?
– Rivolgiti al tuo medico di riferimento e vai al Centro Salute Mentale più vicino a te.

Se hai scartato l’ipotesi di accedere ad un servizio pubblico perché immagini che la lista d’attesa può essere molto lunga oppure hai timore di essere preso in carico in modo frettoloso e di non ricevere il supporto di cui hai bisogno…
…è il momento di valutare un terapeuta #privato.

Esiste un Tariffario di riferimento a cui gli Psicologi solitamente si attengono (anche se il D.L. 4/7/2006 n. 233 c.d. ‘Decreto Bersani’ ha abolito la tariffa minima, gli Ordini Professionali possono dare indicazioni sulle tariffe), che indica prezzi minimi e massimi per ogni prestazione. Nel caso di un colloquio di psicoterapia individuale il prezzo indicato varia da un minimo di 40 ad un massimo di 140 euro a seduta.
Ogni professionista decide un prezzo autonomamente, in relazione all’esperienza che ha, la formazione, valori etici e onestà intellettuale. Di conseguenza, ogni professionista ha un prezzo diverso, che non incide sulla qualità dell’intervento.

Per sapere quanto costa una seduta, l’unica cosa da fare è #contattare il professionista! Telefona, scrivi, chiedi.
Questo non costa nulla!

Inoltre, esiste un progetto chiamato #psicoterapia #aperta, nato per offrire sedute di psicoterapia a tariffe sostenibile alle famiglie in difficoltà economica, ai giovani di ogni estrazione sociale senza lavoro o con lavori precari, ai cittadini esclusi dal circuito lavorativo o con problematiche invalidanti, alle persone comuni del ceto medio che non sostengono il costo esorbitante della vita, che sarebbero fatalmente escluse dalla cura e dalla prevenzione della salute psicologica.
Accedi al servizio e trova il professionista che aderisce all’iniziativa più vicino a te!
👉https://www.psicoterapia-aperta.it/

E se anche queste altre alternative non sono percorribili, è il momento di intraprendere un dialogo con sé stessi, nella più totale trasparenza:
sei sicuro che il problema sia economico?

9️⃣ Rivolgersi ad uno psicologo non è come parlare con un amico.

Tra uno psicologo e un amico ci sono moltissime differenze! Quali?
Lo #psicologo è un professionista formato ad ascoltare con empatia, a filtrare le informazioni e a restituirle al cliente in una nuova forma, al fine di aiutarlo a costruire una ri-narrazione di sé dotata di significato. Durante l’incontro, lo psicologo ha la possibilità di pensare, riflettere, ipotizzare vari “percorsi narrativi” e di comunicarli nel dialogo con il paziente.
La competenza base dello psicologo clinico è saper stare nel coinvolgimento emozionale che la relazione comporta. Capire il rapporto tra fatti ed emozioni, interrogarsi e monitorare cosa sta succedendo, nel qui ed ora, della relazione clinico-paziente.
L’intervento psicologico ha come base metodologica quella di sospendere l’azione produttiva, ovvero l’agito, al fine di promuovere una consapevolezza emotiva.

Parlare con un #amico, condividere con lui i momenti difficili è importante, ma egli stesso, in quanto amico, oltre a non avere una formazione clinica specifica, è coinvolto in una relazione affettivo-emotiva che rende difficile la sospensione del giudizio, la produzione di un pensiero indipendente e l’astensione dai consigli.

Compito del clinico è accompagnare il cliente nel compiere delle scelte e prendere delle decisioni in modo autonomo e consapevole. L’amico, invece, è una figura pronta a sostenere, accogliere e condividere eventi di vita.

Lo psicologo non è un amico. Anche se si comporta amichevolmente con il paziente, il loro rapporto non è di tale natura.
Clinico e cliente hanno una relazione professionale: il terapeuta riceve un onorario; applica specifiche tecniche finalizzate al miglioramento della qualità di vita della persona che ha in carico; è focalizzato sul paziente e il paziente è focalizzato su di sé.
Psicologo e cliente portano la propria attenzione su di una sola persona tra i presenti: il cliente.
Un’amico, al contrario, è focalizzato sull’amico e su di sé.
Se in un rapporto d’amicizia, le due persone si focalizzano sempre e soltanto sui bisogni, i desideri e gli argomenti di una sola persona… forse c’è qualcosa che non va.
Inoltre, è possibile raggiungere un grado di #autenticità e #libertà maggiore rispetto a quello che si potrebbe raggiungere con un amico in quanto il clinico, oltre ad instaurare una relazione di fiducia con il paziente, è lì soltanto per lui, non giudica ed è tenuto per legge al #segreto professionale.
Un percorso psicologico è uno spazio protetto, in cui il cliente può sentire la sicurezza che ciò che dirà non varcherà la soglia della stanza.

🔟 Non siamo tutti un po’ psicologi.

Ah…sei psicologo?!. Frase tendenzialmente pronunciata nei luoghi pubblici o privati. La persona la esclama con aria incuriosita e timorosa. Assume, poi, un atteggiamento di chi la sa lunga e uno sguardo penetrante. Continua…

<…allora devo stare attento a come parlo!>
Gli psicologi non leggono il pensiero e non hanno poteri paranormali.

<…allora mi stai analizzando?>
Gli psicologi non possono svolgere attività clinica senza il consenso da parte del cliente. Un’attività professionale che, essendo tale, è retribuita e, vi assicuro, non è nostra intenzione lavorare 24 ore su 24.

<…Sai, stanotte ho fatto un sogno. Cosa significa?>
Se lo psicologo potesse trarre conclusioni, esclusivamente sulla base del racconto di un sogno, ognuno avrebbe almeno un banchetto in cui offre lettura delle mani.

<… Anche io sono un po’ psicologo!>
Se hai una laurea in psicologia, svolto un tirocinio di un anno e conseguito l’esame di stato per l’abilitazione alla professione, lo sei certamente! In caso contrario…

 

Bibliografia

Alexander G. Huth, Wendy A. de Heer, Thomas L. Griffiths, Frederic E. Theunissen e Jack L. Gallant, 2016 – “Natural speech reveals the semantic maps that tile human cerebral cortex”

Bara, B.G. 2007 – “Dinamica del cambiamento e del non cambiamento.” Bollati Boringhieri. Torino.

Benedetti, Fabrizio, Elisa Carlino, and Antonella Pollo – “How Placebos Change the Patient’s Brain.” Neuropsychopharmacology: Official Publication of the American College of Neuropsychopharmacology 36, no. 1 (January 2011): 339–54. doi:10.1038/npp.2010.81.

Ginger S. (2004) – “Gestalt. Terapia del Con-tatto emotivo”, edizioni Mediterranee.

Hoffman, M.L., 2008 – “Empatia e sviluppo morale” Il Mulino.

Montesarchio G. (a cura di), 2002 – “Colloquio in corso”, Franco Angeli, Milano.

Montesarchio G. (a cura di), 2002 – “Quattro crediti di colloquio”, Franco Angeli, Milano

Yalom D.I. 2016 – “Il dono della terapia”, Beat.

 

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