Migliorare la propria qualità di vita con l’adattamento creativo

L’essere umano è caratterizzato da un unico vero istinto, che presiede tutti gli altri ed organizza l’intero comportamento: l’impulso all’auto-realizzazione (Goldstein 1939).

Di conseguenza, il fine ultimo del comportamento umano non è ridurre la tensione ma interagire con l’ambiente e realizzare le proprie potenzialità.

A tal proposito, Rogers (1980) utilizza una metafora: il comportamento di una patata in una stanza buia.

“Nonostante le condizioni erano sfavorevoli, le patate iniziarono a germogliare: germogli bianchi e pallidi, molto diversi da quelli salutari e verdi prodotti quando erano piantate per terra a primavera. Ma questi tristi, spinosi germogli crebbero di 2 o 3 piedi di lunghezza, tanto da raggiungere la luce lontana della finestra. I germogli erano, nella loro crescita strana e futile, una sorta di espressione disperata della tendenza direzionale che io sto descrivendo. Non sarebbero mai diventate piante, non sarebbero mai maturati, non avrebbero mai raggiunto il loro potenziale. Ma pur nelle condizioni avverse, lottavano per diventarlo. La vita non si arrende, anche se non può fiorire” (Rogers,1980, p.118).

L’essere umano, in quanto organismo, ha in sé la tendenza all’auto-regolazione, ovvero la capacità di far fronte ad eventi perturbanti per ristabilire un equilibrio interno. I bisogni dell’organismo hanno un’organizzazione gerarchica tale per cui, i più urgenti acquistano la precedenza e richiamano l’attenzione sino a che non ottengono soddisfazione. Una volta che un bisogno sia stato soddisfatto, ne emerge uno nuovo che richiede attenzione e soddisfazione.

Dopo i bisogni fisiologici e i bisogni di sicurezza, emerge per l’essere umano il bisogno di appartenere, ovvero di essere amato e amare, far parte di un gruppo, cooperare, partecipare. Il bisogno umano di costruire e mantenere i legami sociali si colloca al terzo gradino della piramide di Maslow (1943).

Appartenenza è partecipazione. Senza partecipazione, c’è passività e sottomissione. L’appartenenza si subisce. La partecipazione è fatta di dialogo e scambio. Richiede creatività.

Cos’è un bisogno? I bisogni sono caratterizzati da una funzionalità riconoscibile sul piano della sopravvivenza dell’individuo e della specie. Nascono dal corpo, da una spinta interna, da uno stato di insoddisfazione e si differenziano dai desideri in quanto quest’ultimi hanno implicazioni più vaste.

Se un’utilitaria soddisfa il bisogno di avere un mezzo di trasporto, avere una Ferrari ricopre il desiderio di un particolare tipo di mezzo di trasporto.

Sembrerebbe, da un punto di vista concettuale, che la differenza sia nella tollerabilità della mancanza: si può fare a meno di soddisfare nell’immediato i desideri, ma non i bisogni. Si può fare a meno di una Ferrari, ma non si può fare a meno dei mezzi di trasporto.

I desideri hanno a che fare con la soggettività del desiderante: il complicatissimo equilibrio del mondo interno, dove quello che per qualcuno è un optional, per un altro è un bisogno irrinunciabile (Quattrini, 2007).

L’approccio fenomenologico esistenziale si basa sull’esistere, piuttosto che sul essere, sull’esistere nel tempo. In quest’ottica, egli è intenzionato. L’intenzionalità è una caratteristica della vita in sé e solo l’immaginazione riesce a dargli forma e trasformarla in volontà.

Sul piano esistenziale, il problema sorge quando si sceglie l’oggetto dell’intenzione. Per ragioni organismiche, dopo aver scelto ciò che si vuole, la persona si attacca all’oggetto come se fosse unico e insostituibile. Ma non tutti gli oggetti delle intenzioni sono raggiungibili.

Ad esempio, sono al ristorante e ordino un piatto che, in seguito, mi dicono essere non disponibile. A fronte di ciò possiamo sentire una grande frustrazione, fenomeno apparentemente non congruo se si pensa che poco prima nemmeno si sapeva che avremmo chiesto quel piatto.

Fondamentale per l’esistenza umana è diventare capaci di risalire dal desiderio (l’oggetto all’intenzione), mossa dal bisogno, per convertirla in un altro desiderio più realizzabile.

Compiere una scelta, volere, è possibile nel qui e ora dell’esperienza e implica uno spazio in cui è possibile restare in contatto con i propri bisogni. Si entra in ciò che in Gestalt si chiama indifferenza creativa, un atteggiamento di piena accettazione. Una predisposizione, attenta e vigile, all’incontro, a scoprire l’alterità, muovendosi in una realtà possibile e non in una realtà certa. È come se dicessi: “Mi interessa sia questo, che quell’altro.”

Più è vasta la mappa di cui si dispone per rappresentare il territorio in cui ci si muove, maggiori sono le alternative che si possono intraprendere, gli oggetti del desiderio raggiungibili.

Dal momento che il territorio non potrà mai essere colto nella sua interezza, la mappa va usata per muoversi nel reale. Non è possibile prevedere. La mappa non è il territorio.

È importante, dunque, imparare a tollerare l’incertezza per muoversi nel mondo, facendo proprio un atteggiamento di apertura a ciò che si dispiega nel qui ed ora dell’esperienza, in sintonia con i propri bisogni.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Goldstein, K. (1939). The organism. Boston: American Book Company.

Maslow, A. H. (1943). A theory of human motivation. Psychological review, 50(4), 370-396.

Perls F., Hefferline R.F. & Goodman P. (1997). Teoria e pratica della Terapia della Gestalt. Casa Editrice Astrolabio.

Quattrini G.P. (2007). Fenomenologia dell’esperienza. Zephiro ed.